Dopo il successo dell'anteprima di "Divina", Marco ci racconta di ODM e della sua carriera. Ripercorriamo insieme la serata del 23 Ottobre e facciamo quattro chiacchiere davanti ad una tazza di tè.


 

V: Lo spettacolo “Storyteller of ODM” andato in scena il 23 Ottobre presso il Teatro Coppola di Catania, durante il quale è stata presentata l'anteprima della tua nuova produzione “Divina”, è stato un successo. Quali sono le maggiori difficoltà e soddisfazioni che hai riscontrato nel creare uno spettacolo rispetto al tuo consolidato lavoro di coreografo freelance?

M: Il primo grande ostacolo da superare è stato proprio il "cominciare", cioè decidere di mettere in pratica tutto ciò che avevo in mente. Tutto quello che è sempre stato così chiaro nei miei piani e nei miei sogni si è scontrato inevitabilmente con i dettagli tecnici.  La regia, le luci, la scenografia, i costumi e la ricerca del teatro più idoneo ad ospitare il nostro gruppo e la nostra performance sono stati piccoli ostacoli che ho dovuto affrontare. Come ho detto quella sera, dietro ad uno spettacolo non ci sono "solo" le coreografie, ma anche tutto il contorno, indispensabile quanto la danza, per creare il quadro finale. Tutto questo è stato ampiamente ricompensato dalla soddisfazione data dai riscontri positivi del pubblico e dai complimenti ricevuti riguardo la crescita professionale dei miei danzatori. 

V: La scelta di presentare un'anteprima è molto insolita sul territorio nazionale. Quale vuole essere lo scopo di questa decisione?

M: L'anteprima di Divina nasce con lo scopo di far appassionare lo spettatore alla storia, come se fosse un trailer di un film in cui viene data al pubblico una visione parziale dello spettacolo che stimoli la curiosità e la voglia un po' perduta di frequentare il teatro con assiduità.

V: Anche il confronto finale con il pubblico è stato un momento assolutamente fuori dagli schemi, molto “rischioso” se vogliamo. Cosa ti è rimasto da questa esperienza?

M: (Ride) La decisione di avere un confronto finale con il pubblico è stata una scelta istintiva, presa quasi con leggerezza. Non avevo considerato minimamente l'eventualità che potesse rivelarsi un'idea pericolosa, non perché mi aspettassi solo giudizi positivi, ma proprio per la mia voglia di ricevere un feedback, positivo o negativo che fosse. Fortunatamente non ci sono state critiche ma domande costruttive che mi hanno aiutato moltissimo e mi hanno dato degli spunti per lo spettacolo finale del 2017.

V: Si è molto parlato del concetto di idea. Come nascono le tue coreografie? C'è uno strumento maggiormente inspiratorio per te (musica, poesia, danza, vita..)?

M: Ci sono diversi processi che mi portano alla realizzazione di una coreografia. Primo tra tutti il processo di scoperta. Ho la fortuna di viaggiare spesso per lavoro e ogni volta che torno a casa mi sento arricchito dalla diversità delle realtà sociali e professionali con cui mi sono relazionato. A questo processo di scoperta associo un processo di osservazione. Prendo spunto dalla vita di tutti i giorni, dai movimenti naturali delle persone o persino dai tic nervosi dei miei ballerini. Metto in scena una danza urbana, con delle fondamenta stilistiche ma che non vuole radicarsi in uno stile definito.  In ultimo assecondo sempre il mio stato d'animo. Il mio umore (che cambia in un batter d'occhio) crea l'intenzione dei gesti, il dettaglio che mi fa dire "questo lavoro è mio".

V: Negli ultimi anni hai ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti come coreografo e insegnante, hai visto molti dei tuoi giovani allievi spiccare il volo verso il successo e a breve parteciperai come giudice per l'evento "Winter Dance" accanto all'etoile dell'Opera di Parigi Isabelle Ciaravola. Quale è stato il momento in cui hai scelto di far nascere ODM?

M: Il mio percorso come coreografo e insegnante si è delineato gradualmente ma in maniera molto definita, cosa che non è accaduta per il progetto di ODM, nato e cresciuto spontaneamente. ODM è nato con lo scopo di distaccare il percorso di insegnamento che seguo con i miei allievi e crearne uno professionale con dei danzatori con un background diverso. Le competenze e le caratteristiche specifiche dei ragazzi di ODM mi danno l'opportunità di portare in scena dei lavori strutturati e ideati in modo differente da quelli che faccio per le scuole di danza. Non è da escludere che i miei allievi attuali diventino un giorno parte di questo gruppo.

V: È stato un momento particolare della tua carriera?

M: È stato un periodo in cui viaggiavo molto spesso per lavoro, un periodo in cui ho sentito realmente la mancanza di casa mia, dei miei luoghi, dell'aria che respiro qui. Ho sentito l'esigenza di creare in Sicilia un punto fermo anche a livello professionale. Qualcosa nato e cresciuto qui, che avrei potuto portare con me anche nei miei viaggi, ma che come me, avesse le stesse radici.

V: Torniamo a Divina. Siamo stati catapultati in uno scenario ironico e giocoso, fatto di colori sgargianti e musiche vivaci. Cosa dobbiamo aspettarci dalla versione integrale? Vuoi anticipare qualcosa per i lettori del blog?

M: Posso dire che le varie opinioni ricevute sull'interpretazione dell'anteprima hanno generato in me tantissime idee riguardo il contatto con il pubblico che vorrei creare nella performance integrale. Ci sarà moltissimo spazio per dare voce all'egocentrismo con le sue molteplici facce, tutte inevitabilmente vittime di un destino comune.

 

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